“Sempre più pubblico alle gare e sempre più motard per le strade, il nostro sport è in grande crescita”
Il campione italiano Elia Sammartin racconta la sua stagione e fa il punto sullo stato di salute della supermoto

Vicenza – Sette titoli italiani consecutivi nella classe regina (la SM1), a cui si aggiunge il titolo della 250 conquistato nel lontano 2007. Poche settimane fa, grazie alla vittoria conseguita sul circuito di Pomposa, Elia Sammartin ha aggiornato il suo palmares negli Internazionali d’Italia supermoto Emisfero, aggiungendo un altro alloro alla sua già ricchissima bacheca e confermandosi ancora una volta, a 34 anni, il punto di riferimento della supermoto nazionale.
Da sette anni domini la scena della supermoto in Italia. Quanto è cambiato questo sport e quanto sei cambiato tu nel frattempo?
“A livello tecnico qualche cambiamento c’è stato, soprattutto nel campionato italiano, perché nelle nostre piste l’asfalto è diventato più preponderante rispetto al passato. Per me, che nasco come crossista e quindi ho una formazione tecnica improntata sul fuoristrada, è stato necessario lavorare molto per migliorare la guida sull’asfalto. Poi devo dire che col tempo ho imparato a gestirmi meglio, grazie all’esperienza acquisita. Il rovescio della medaglia di quest’aspetto è che sto invecchiando e ogni anno che passa devo faticare di più per tenere la condizione fisica”.
E qual è la molla che ti spinge a faticare sempre di più pur di restare al top?
“Il fatto che continuo a essere vincente, ma soprattutto che sento di poter migliorare ancora. Non ho l’ossessione del risultato, ma quella di diventare sempre più bravo: è con quest’obiettivo che vado ad allenarmi ogni giorno. So che prima o poi arriverà il giorno in cui qualcuno mi batterà, ma io continuerò a correre fino a quando troverò gusto a farlo”.

In questo 2025 partivi come favoritissimo al campionato italiano e hai rispettato i pronostici, ma c’è stato comunque qualche piccolo passo falso.
“Ovviamente è andata bene, perché sono riuscito a vincere il titolo con una gara d’anticipo, ma non è stata una passeggiata di salute. Principalmente ho fatto fatica ad adattarmi alla nuova Honda, che nel modello 2025 è diversa rispetto al 2024. Ancora adesso non mi sento al 100% del feeling, soprattutto con l’anteriore. E questo mi ha fatto commettere qualche errore di troppo”.
I tuoi avversari principali sono stati ancora una volta Bartolini e D’Addato, due veterani che corrono da tantissimi anni. Vedi all’orizzonte qualche giovane che può inserirsi tra voi?
“Io sono impegnato anche come tecnico federale della supermoto e devo dire che abbiamo qualche ragazzo che, con un po’ di costanza e di lavoro, in futuro potrà darci soddisfazioni. Il consiglio che do sempre ai giovani è di farsi qualche gara di mondiale o di europeo per crescere. Nelle piste italiane, infatti, i tratti offroad spesso sono troppo facili rispetto a quelli che si trovano al mondiale e questo è un limite per chi punta a competere ai massimi livelli. Però mi rendo conto che il campionato italiano unisce tante categorie ed è impossibile trovare un equilibrio tra una pista per piloti che vogliono allenarsi per il mondiale e una pista per amatori che vengono a divertirsi”.
Quest’anno però sono mancati i grandi campioni stranieri che di solito arricchiscono la griglia di partenza. Come mai?
“L’italiano è sempre stato ed è ancora oggi il campionato nazionale di riferimento per tutti. Il problema di quest’anno è legato a concomitanze e altre situazioni che hanno impedito ai big stranieri di essere qui regolarmente, ma non credo che il nostro campionato abbia perso appeal”.

Interessante anche il fatto che abbiamo visto tanti marchi diversi al via delle gare. Significa che la supermoto sta crescendo?
“Quello che vedo è che per le strade ci sono sempre più ragazzini con il motard e che sempre più piloti della velocità usano il motard per allenarsi. Penso non sia un caso che al mondiale negli ultimi tempi c’è stata un’affluenza di pubblico che non avevamo mai visto. Questo movimento secondo me aiuta a farci conoscere e può far venire l’acquolina in bocca alle aziende. Il top sarebbe trovare un modo per avvicinare alla pratica in pista i tantissimi ragazzi che usano il motard solo nelle strade”.
La gara più bella dell’anno finora?
“Mi è piaciuto molto il GP mondiale di Sankt Wendel, in Germania. C’era la entry list forse più importante della stagione e io, nonostante il circuito cittadino su cui è difficile fare sorpassi, sono riuscito a recuperare dalla settima posizione di partenza fino al podio. È stata veramente una bella impresa e sono stato contento anche per il team. Nel campionato italiano, la gara più bella è stata quella di Pomposa. Mi trovavo benissimo con la pista, ma in gara-1 ho fatto un errore e ne è venuta fuori una bella lotta con Bartolini e D’Addato. Nella seconda manche, invece, aveva iniziato a piovere, non si capiva fino a che punto si poteva osare e io, che volevo assolutamente vincere per chiudere il campionato in anticipo, ho corso con una pressione addosso che mi ha gasato da matti”.
Ringraziamenti per questa stagione?
“Tutto il team BRT e Honda RedMoto, senza i quali non sarebbe possibile nulla. Poi, ovviamente, gli sponsor tecnici del team e i miei personali, senza dimenticare la mia famiglia e quella della mia fidanzata Sabrina, sempre pronti a supportarmi al 100%”.

