Giuseppe Tropepe: “Non ho mollato per dare un senso alla sofferenza che ho vissuto”
Il portacolori del team Millionaire è tornato dopo tre operazioni chirurgiche in sei mesi e si sta giocando il titolo della Mx1: “Sentivo di avere ancora qualcosa”

Brescia – La voglia di non mollare, nonostante tutto. Giuseppe Tropepe incarna come pochi altri lo spirito indomito e la capacità di soffrire che devono essere caratteristiche fondamentali di un pilota di motocross. Il 26enne calabrese del team Honda Millionaire Abf Italia ha vissuto una serie d’infortuni e interventi chirurgici che lo avevano messo con le spalle al muro, davanti alla prospettiva quasi certa di un ritiro prematuro dall’attività agonistica. Ma ha voluto rimettersi in gioco ancora una volta ed è tornato più forte di prima, in piena corsa per il titolo italiano della Mx1.
Fino a questo momento sei una delle grandi sorprese della stagione 2024. Dove hai trovato la forza per rimetterti in sesto?
“Il 2023 è stato l’anno più brutto della mia carriera, in cui non sono riuscito a correre nemmeno una gara. Ma anche nei momenti più duri, mi sono aggrappato al mio carattere forte, che non mi ha mai fatto perdere la convinzione di poter fare ancora qualcosa, e all’amore per il motocross. Volevo dare un senso a tutta questa sofferenza, non volevo arrendermi senza dire di averci provato”.
Quali sono stati i problemi fisici?
“Tralasciando gli infortuni degli anni precedenti, alla fine del 2022 sono stato operato a un ginocchio per ricostruire legamento e menischi; tre mesi dopo mi sono operato alla spalla destra per una serie di lussazioni che avevo subito; passati altri due mesi, sono dovuto intervenire anche sulla spalla sinistra, che avevo già operato in precedenza ma continuava a dare problemi. Per cui ho fatto tre operazioni in sei mesi che mi hanno ridotto veramente a un rottame. Ci è voluto un sacco di tempo per smaltire tutti i postumi. A ottobre 2023 ho ricominciato ad allenarmi, ma il corpo non rispondeva agli sforzi: avevo giramenti di testa, mi stancavo subito, non riuscivo a recuperare in fretta. Eppure ho continuato a crederci, perché sentivo che non era ancora finita”.

Questa storia può essere un esempio per chi si trova in situazioni simili alla tua?
“Non lo so, forse sono io che sono matto, perché vi posso garantire che è difficile passare quello che ho passato io e continuare a correre. Ho sacrificato tantissimo della mia vita al motocross e in cambio ho ricevuto poco, quasi niente. Più volte mi sono fatto male senza neanche cadere: mi sono rotto il ginocchio per una pestata in curva, mi è uscita la spalla con una buca in staccata. Salire in moto col pensiero che possono succederti cose del genere è terribile. Però io sentivo di avere ancora le capacità per dimostrare qualcosa e c’è stato chi ha continuato a credere in me anche nei momenti peggiori, per cui non aveva senso arrendersi. Secondo me nella vita non bisogna mai avere rimpianti: se ci si sente in grado di fare qualcosa, bisogna provarci fino alla fine”.
Con queste premesse, c’è da immaginare che non pensavi di essere così avanti nel campionato italiano…
“A inizio stagione non avevo la minima idea di cosa aspettarmi. Per i motivi che ho già spiegato, il percorso di crescita sul piano fisico è stato lento e quindi non pensavo di potermela giocare fin da subito. Invece il podio alla prima gara, a Mantova, mi ha fatto capire che tutti i sacrifici che stavo facendo avevano un senso”.
Quindi è a Mantova che hai capito di essere davvero tornato in forma?
“Avevo già avuto buone sensazioni agli Internazionali d’Italia e a una gara prestagionale a Cremona. Ma sì, direi che la gara di Mantova è stata quella che ha dato la svolta”.

In questa stagione della Mx1 sei l’unico che finora è sempre salito sul podio, ma non hai ancora vinto. Ti manca la velocità o è solo una questione di episodi?
“La velocità secondo me c’è. A Cingoli potevo vincere, ma ho pagato un errore in gara-2. A Montevarchi mi è mancata solo la tenuta fisica negli ultimi due giri, perché forse è stata la gara in cui andavo più forte in assoluto. Anche a Ponte a Egola mi sentivo molto bene, però ho avuto timore di buttare via punti in mezzo a quel fangone e quindi ho pensato solo a non fare errori”.
Ora in classifica sei molto vicino a Lupino, con Gifting subito dietro. Su chi bisogna fare la gara?
“Devo dire che non mi ero mai trovato a questo punto della stagione in corsa per un traguardo così importante, perché purtroppo mi ero sempre fatto male prima. Quest’anno il livello dell’italiano è forse il più alto di sempre, ci sono piloti fantastici e anche per questo sono particolarmente fiero dei risultati che sto ottenendo. Lupino credo che sia il più ostico in assoluto, perché è in forma, è il più esperto di tutti e ha una grande azienda che sta investendo molto per vincere. Ma Gifting e Pancar sono due che vanno forte anche al mondiale, poi ci sono Soubeyras, Ostlund e Philippaerts, poi magari capita che vengano a correre Cairoli, Bonacorsi o Forato… Insomma, il livello è veramente stellare”.
Anche se vivi a Brescia da anni, senti l’orgoglio di poter diventare il primo calabrese a vincere un campionato italiano?
“Sì. Tutto per me è partito dalla Calabria, con la mia famiglia facevamo centinaia di chilometri ogni volta per venire a correre le gare di minicross. Mi sento orgoglioso della mia terra e delle mie origini, sia io che Scuteri abbiamo sempre tanti tifosi e questo è veramente bello”.
Il prossimo round del campionato italiano motocross Prestige 24MX – Borilli Pro Series si correrà il 31 agosto e 1 settembre a Castiglione del Lago.
Alessandro Castellani

