“In Italia piste e piloti di livello incredibile, a Cavallara ho pianto…”

L’argentino Joaquin Poli racconta la sua esperienza nel campionato Prestige: “Non sono contento dei risultati, posso fare di più”

Joaquin Poli

Fermo – Dalle Pampas alle Marche, all’inseguimento del sogno di correre coi migliori piloti del mondo. L’avventura nel campionato italiano Prestige di Joaquin Poli, accolta con quel pizzico di diffidenza che accompagna sempre i piloti che provengono da Paesi con poca tradizione nel motocross, sta guadagnando gara dopo gara sempre più rispetto.

Il 28enne argentino di Santa Fe, portacolori del team marchigiano Kawasaki Scoccia, è stato capace di centrare risultati importanti, su tutti un podio nell’ultima gara del 2020 a Cingoli, e ormai è uno dei protagonisti della Mx1 italiana.

Da un continente all’altro per trovare un posto dove correre. Joaquin, perché proprio l’Italia?
“Perché ce l’ho nel sangue. Di solito i piloti sudamericani si spostano a correre negli Stati Uniti, ma mio nonno è italiano, ho uno zio che vive qui ed è stato lui a convincermi a provare a fare qualche gara in Italia. Per alcuni anni ho fatto il pendolare: venivo qui per la gara, poi tornavo subito in Argentina. Una fatica immensa. Adesso invece mi sono stabilizzato col team Scoccia e ho l’opportunità di concentrarmi al 100% sul campionato italiano, che ha un livello molto simile a quello del mondiale”.

Come ti stai trovando?
“Sto davvero benissimo coi ragazzi del team. La cultura italiana e quella argentina sono simili, quindi non ho fatto fatica ad adattarmi. Certo, in alcuni momenti mi pesa essere a 12mila chilometri da casa, ma queste sono le difficoltà che devi affrontare se vuoi fare il pilota professionista”.

Joaquin Poli – ph. Redbaz

Sei soddisfatto dei risultati di questa stagione?
“No, per niente. Durante l’inverno mi ero preparato bene, avevo preso un bel ritmo. Poi, a pochi giorni dall’inizio del Prestige, ho avuto un infortunio a una mano che mi ha fregato praticamente tutta la prima parte del campionato. Ho corso senza potermi allenare bene e con tanto dolore. E poi, quando sono riuscito a superare questo problema, ci si è messa anche la sfortuna, come nel caso di Cavallara”.

Secondo te qual è il tuo livello in questo campionato Prestige?
“Se non ho problemi, sono convinto di potermela giocare nel gruppetto intorno alla top five. Ma ormai rimane solo la gara di Fermo per dimostrarlo. Sarà difficile restituire tutto il supporto e la fiducia che ho avuto con una gara sola”.

È vero che a Cavallara, dopo il ritiro, sei scoppiato a piangere?
“Sì, perché finalmente stavo facendo una bella manche: ero partito davanti, mi sentivo bene ed ero terzo dietro a due grandi piloti come Cairoli e Lupino. Ma a due giri dalla fine la moto si è rotta e mi sono dovuto fermare. Che delusione”.

In Argentina sei una specie di idolo, ci sono tantissimi fan del tuo Paese che seguono le gare del campionato Prestige.
“E pensa che arrivo sempre dietro, chissà cosa succede se vinco (ride ndr)! A parte gli scherzi, ho vinto molti campionati in Argentina e quindi è normale che gli appassionati di motocross del mio Paese mi conoscano. Il loro sostegno è un grande onore e un grande aiuto”.

Joaquin Poli – ph. Matteo Gatti

C’è tanta differenza tra le gare in Italia e quelle in Argentina?
“La differenza principale la fanno le piste. Nel campionato argentino tutte le categorie, compresi i minicross e i veteran, corrono nella stessa giornata, per cui le piste sono tenute abbastanza facili per permettere a tutti di girare. In Italia non è così: al Prestige trovo piste con terreni incredibili, che non avevo mai visto. Questo è ancora un po’ il mio limite, mi manca l’esperienza per potermi esprimere al 100% in queste gare”.

Ci sono altri piloti argentini che potrebbero correre al livello del campionato italiano?
“Da noi siamo 5-6 piloti più o meno dello stesso livello a giocarci i campionati, tra questi c’è anche mio fratello minore Agustin. Però io ho imparato che se vai forte in Argentina non è automatico che vai forte anche in Italia, perché, come dicevo prima, noi non siamo allenati e abituati alla preparazione dei terreni che c’è qui”.

Non ci sono piste di alto livello dove fare pratica da voi?
“Gli appassionati di motocross in Argentina sono tanti e ci sono anche tante piste. Però non ci sono quelle di livello mondiale per allenarsi. Per esempio la pista di Villa La Angostura, dove si è corso il mondiale negli ultimi anni, è aperta solo per il gran premio, quindi noi argentini non la possiamo utilizzare durante la stagione”.

Vuoi restare ancora in Italia?
“Mi piacerebbe tanto. Sarei contento di restare con questo team, perché mi sono trovato bene, però adesso siamo ancora concentrati sulla gara di Fermo e non pensiamo all’anno prossimo. A fine campionato tornerò in Argentina per qualche mese, per rivedere la famiglia e fare qualche lezione con la mia scuola di motocross, e nel frattempo parleremo del 2022”.

Alessandro Castellani

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