“Più offroad e circuiti cittadini, ecco la mia ricetta per la supermoto”

Marc Reiner Schmidt parla da campione degli Internazionali d’Italia: “Qui state facendo un buon lavoro, vi seguono anche dalla Germania”

Marc Reiner Schmidt - ph. Supermoto Italia
Marc Reiner Schmidt – ph. Supermoto Italia

Comacchio – Marc Reiner Schmidt, tedesco di 27 anni, è il campione del mondo in carica della supermoto. Corre regolarmente gli Internazionali d’Italia come punta di diamante del team TM- L30 racing e quest’anno ha dominato la stagione, con 13 manche vinte su 14.

Tra una sessione in pista e l’altra, ha trovato il tempo di raccontare la sua storia ed esprimere le sue opinioni sullo sport di cui è il massimo esponente. Con grande naturalezza, senza nascondere i problemi ma anche con la convinzione che “in Italia si sta facendo un buon lavoro”.

Marc, raccontaci la tua carriera. Quando hai scoperto la supermoto?
“Ho iniziato ad andare in moto a 3 anni e a 6 ho fatto le mie prime gare di motocross, ma già l’anno dopo mi sono spostato sulla supermoto”.

Quindi a 7 anni correvi già in supermoto?
“Sì, ho continuato ad allenarmi nel motocross ma a 8 anni ho corso per la prima volta il campionato tedesco supermoto. Sono cresciuto nei campionati tedeschi e svizzeri, poi, quando sono passato alla classe principale, mi sono spostato in Italia, dove ci sono i team più importanti e un campionato nazionale di altissimo livello. E sono molto contento di essere ancora qui”.

Perché hai scelto la supermoto?
“Mi piace il fatto che le piste siano un mix tra asfalto e fuoristrada. Ti puoi allenare indifferentemente con una superbike o con una 450 da cross e poi devi mettere insieme tutto nella stessa pista, con le gomme slick. È una cosa che c’è solo nella supermoto: nello stesso giro devi guidare su due superfici completamente differenti e devi essere capace di andare forte ovunque”.

Marc Reiner Schmidt - ph. Supermoto Italia
Marc Reiner Schmidt – ph. Supermoto Italia

Normalmente ti alleni con le slick sulle piste da motocross?
“Sì, spesso uso la moto da supermoto sulle piste da motocross. Ovviamente è più difficile rispetto a una moto da cross normale, sia per le gomme che per le sospensioni e i freni, però è molto importante: se impari a guidare bene in quel modo, poi nelle gare hai un grande vantaggio”.

E questo secondo te è un aspetto che fa la differenza?
“Sicuramente il tratto off road nelle piste da supermoto è fondamentale. Lì puoi perdere o guadagnare molto terreno. Nell’asfalto ci sono tanti piloti veloci, lo vedi anche dalla categoria S4: a volte ci sono dodici o quindici piloti racchiusi in un solo secondo. Nel fuoristrada invece i distacchi aumentano, è senza dubbio la parte più tecnica di un tracciato da supermoto, quella dove si fa la differenza più grande”.

Quando ti alleni nelle piste da motocross con la supermoto, di quanto sei più lento rispetto a una moto da cross normale?
“Dipende dal tracciato. Se vai su una pista con terreno secco e duro e poche buche, la differenza è di pochi secondi, mentre se vai su una pista bagnata o sabbiosa, il gap aumenta di tanto. In generale i salti si fanno senza problemi, mentre sulle curve hai bisogno degli appoggi per essere veloce. È più impegnativo dal punto di vista fisico, perché con le ruote piccole e le gomme lisce ti devi muovere molto sulla moto”.

Sarebbe divertente vedervi correre la supermoto su una pista totalmente da cross…
“Lo fanno già in America: c’è una gara di campionato nazionale dove si corre su una pista tutta da cross”.

Marc Reiner Schmidt - ph. Marco Rimondi
Marc Reiner Schmidt – ph. Marco Rimondi

Pensi che le piste da supermoto siano più belle se hanno un tratto di fuoristrada più lungo?
“Sicuramente sì. Quando correvamo a EICMA, la pista era fatta con molti tratti di fuoristrada, alcuni addirittura presi dalla pista da supercross, e secondo me al pubblico piaceva molto. Nell’off road ci sono più possibilità di sorpassi, si fanno diverse traiettorie, vengono fuori le differenze tecniche. E credo che anche per noi piloti sia più divertente correre in quel modo”.

Cosa credi che serva alla supermoto per riportare il pubblico alle gare, come succedeva in passato?
“Penso che uno dei problemi più grandi sia che le gare di supermoto non si fanno più nelle città, come un tempo, e il pubblico non è coinvolto. Per esempio ricordo che anni fa in Germania c’era un grande festival di moto, con più di 200mila persone, e si faceva una gara lì. La gente era interessata, rimaneva a vedere. Oggi, invece, nella maggior parte dei casi il pubblico non sa nemmeno che al kartodromo c’è una gara di supermoto”.

Quindi qual è la ricetta?
“Bisogna spingere sul marketing e sulla promozione. In Italia state facendo un buon lavoro, ci sono dei fan che seguono i live streaming degli Internazionali d’Italia dall’Austria, dalla Svizzera o dalla Germania. Oggi (l’intervista è stata realizzata nel corso dell’ultima prova degli Internazionali d’Italia 2022 ndr) c’è una gara di campionato tedesco, ma so per certo che ci sono persone in Germania che nel frattempo guarderanno il live streaming di Pomposa. E poi bisognerebbe rifare qualche gara nei circuiti cittadini, come Sestriere o Sankt Wendel, perché lì ci sono sempre un sacco di spettatori”.

Ma non è pericoloso correre in mezzo ai marciapiedi?
“Si può fare molto per la sicurezza: mettere delle protezioni, come ad esempio gli air fence, oppure, se ci sono dei tratti troppo veloci, rallentarli con delle chicane. Insomma, puoi trovare sempre un modo per correre in sicurezza. E penso che anche i piloti saprebbero guidare nel modo giusto, molto pulito e preciso”.

Marc Reiner Schmidt con la tabella rossa
Marc Reiner Schmidt con la tabella rossa

Parliamo dell’aspetto economico. Si dice spesso che la supermoto sia uno sport dove si spende tanto e si guadagna poco.
“Sicuramente ci vogliono molti soldi per viaggiare in giro per il mondo e anche per gli allenamenti, perché bisogna andare a girare in pista almeno una o due volte a settimana e nel mio caso, in Germania, la pista più vicina è a due ore da casa mia. Però io sono molto felice nel team L30 e del contratto che ho con TM, mi danno un grande supporto”.

Ma quanti piloti di supermoto sono “molto felici” come te?
“Non lo so, ma penso che nel campionato del mondo ci saranno 5 o al massimo 7 piloti che possono avere un buon contratto, perché il marketing non è forte ed è difficile anche trovare degli sponsor personali. Io ne ho alcuni dalla Germania e sono felice del loro sostegno, ma so che non tutti i piloti hanno le stesse possibilità che ho io”.

Secondo te la supermoto è uno sport più adatto a chi viene dal cross o dalla strada?
“Penso che vada bene per entrambi. Mi ricordo che al Superbiker di Mettet c’erano Xavier Simeon, che veniva dal mondiale Superbike, e Romain Febvre, che invece correva  il mondiale cross, e tutti e due andavano fortissimo”.

E tu hai combattuto con loro?
“Sì, ho duellato con Febvre e l’ho battuto e lo stesso ha fatto Tom Chareyre, ma il livello era veramente molto alto. Un pilota bravo riesce ad andare forte sempre, anche con la supermoto. Lo vediamo anche qui ogni volta che arriva qualche ragazzo che va forte in altri campionati, come ad esempio Morosi”.

Alessandro Castellani

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