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Aldo Esposti, l’intramontabile della telecamera

Memoria storica del motocross, nel 2021 festeggerà 40 anni della sua rubrica televisiva: “In questo sport sopravvivi solo se hai passione”

Aldo Esposti
Aldo Esposti

Roma – Nel 2021 festeggerà i 75 anni suoi e i 40 della rubrica settimanale sul motociclismo che conduce in televisione. Aldo Esposti è una memoria storica vivente.

Telecamera in spalla con microfono acceso, nell’altra mano un foglio coi numeri dei piloti e commento in presa diretta: i suoi servizi (alcuni presenti anche sul canale Youtube FXAction Tv race) hanno attraversato la storia del motociclismo nelle Marche e non solo, senza mai fermarsi. Tutte le domeniche, in tutte le gare, dal Motocross delle nazioni al regionale.

In che anno hai cominciato quest’attività?
“Intorno al 1976. Lavoravo a Milano e, grazie a un collega di Rho, conobbi Tele Alto Milanese. Era una delle prime tv in Italia a trasmettere a colori, molto prima anche della Rai. Lì mi chiamarono qualche volta come ospite per parlare del motocross nelle Marche. Quando rientrai a lavorare ad Ancona, iniziai subito a collaborare con una tv privata di Recanati, Rtm. Con loro sono partito a fare i servizi in pista”.

Di che periodo parliamo?
“Nel 1980 presi in mano la telecamera per la prima volta e nel 1981 iniziai la mia rubrica dedicata al motocross. Solo che spesso l’emittente non aveva delle telecamere disponibili per mandarmi a fare i servizi: la domenica erano tutte impegnate per il calcio… Così nel 1983 mi comprai una telecamera e un microfono per conto mio e iniziai a fare i servizi che faccio ancora oggi”.

Aldo Esposti con Corrado Maddii e Pier Angelo Tedeschi
Aldo Esposti con Corrado Maddii e Pier Angelo Tedeschi

Ed ecco che nasce la rubrica Moto sport oggi…
“Inizialmente ero all’interno di un programma che parlava di tutti gli sport, poi presi a condurre il mio programma che si chiamava Motocross oggi. Nome che è cambiato quasi subito in Moto sport oggi, per via dei servizi che facevamo sulla velocità per parlare di Franco Uncini (di Recanati come la nostra tv e quindi seguitissimo)”.

Hai mai provato a fare un conto di quante gare hai ripreso nella tua vita?
“No, ma si fa facilmente. Dal 1983 in poi, sono stato sui campi di gara tutte le domeniche, tranne quelle 2-3 settimane all’anno di feste comandate. Anche durante l’inverno non ci si fermava mai, perché c’erano gli appuntamenti al chiuso come il Superbowl di Genova”.

Ma tu hai mai corso in prima persona?
“Da ragazzo ho fatto qualche gara di enduro, che all’epoca si chiamava regolarità. E ho continuato ad avere la moto da fuoristrada fino a metà anni ’90”.

La gara più bella che ricordi?
“Il periodo più bello è stato sul finire degli anni 2000, quando seguivo le trasferte della squadra italiana nelle competizioni per nazioni europee. Ho ricordi bellissimi di ragazzini che si chiamavano Roczen, Herlings, Anstie, Gajser… Ma, andando indietro nel tempo, voglio citare la battaglia tra Rinaldi e Fanton al mondiale 250 di Gallarate nel 1986, per non parlare della gara indimenticabile per eccellenza: il Motocross delle nazioni dell’86 a Maggiora. Molto affascinanti erano anche i gran premi a San Marino, anche se gli organizzatori non erano molto abituati a gare di quel livello”.

Aldo Esposti con Ino Ulissi, Raffaele Fiorgentili e Franco Uncini
Aldo Esposti con Ino Ulissi, Raffaele Fiorgentili e Franco Uncini

Quanto è cambiato il motocross nel corso degli anni? E secondo te l’ha fatto in meglio?
Dal punto di vista ricettivo è cambiato nettamente in meglio. All’inizio per noi giornalisti era un inferno: non c’erano procedure per farsi riconoscere un pass, non esistevano le sale stampa e non c’era un servizio di assistenza. Però c’era un evento straordinario come il Fast cross di Arsago Seprio, che era un mondo a parte, con un’organizzazione meticolosa composta da tantissime persone, iniziative collaterali che coinvolgevano anche i bambini e tutti i migliori piloti, che attiravano un numero enorme di fan. Una cosa simile nelle Marche c’era con la coppa Mille dollari: quando si correva la gara finale, il giorno di ferragosto, per noi era un evento più importante del mondiale. C’era gente che rientrava dalle ferie per venire a vederla”.

Secondo te è possibile recuperare eventi come la Mille dollari o il Fast cross?
“Oggi una gara come la Mille dollari non avrebbe appeal perché il pubblico si è evoluto. Negli anni ’80 la Mille dollari era una delle poche occasioni per vedere i big del mondiale, mentre oggi basta andare su internet e hai in tempo reale tutte le gare del mondo. E poi la gente ormai ha imparato che certi campioni non rischiano certo di farsi male in gare che non valgono per il mondiale. Invece ricordo quando venne André Malherbe a correre la Mille dollari a Cingoli: si presentò con una Ferrari Testarossa fiammante, prese 8 milioni d’ingaggio e in gara fece poco più che passerella. Ma il pubblico era in delirio per lui”.

C’è un campione che ti ha lasciato un segno più profondo?
“A livello umano dico Michele Rinaldi. È sempre stato un signore: gentile e disponibile, non ha mai fatto sgarbi a nessuno. A livello tecnico, invece, m’impressionava Maurizio Dolce: aveva una guida forse meno redditizia di quella di altri piloti, ma era incredibilmente spettacolare per i suoi tempi. Anche Trampas Parker mi piaceva molto”.

Aldo Esposti
Aldo Esposti

Oggi ti capita d’intervistare piloti di cui hai già intervistato i padri, o addirittura i nonni. Non ti confondi mai?
“Sì, spesso. Forse l’errore più frequente lo faccio col pilota motard Diego Monticelli, che confondo col padre Oliviero, ex ottimo pilota di motocross. E poi mi sbaglio sempre anche con Alessandro Valeri, che mi ostino a chiamare col nome del padre Giuseppe, ex endurista molto forte qui nelle Marche”.

E della storia di FXAction cosa ricordi?
“Roberto Bianchini lo incontravo alle gare di campionato del mondo, per un certo periodo era uno degli addetti ai lavori. Poi l’ho rivisto a una gara di motard a Misano Adriatico e da lì ha iniziato un percorso che l’ha visto crescere sempre di più. Io ammiro la sua costanza e passione, ma anche la tranquillità che trasmette. Nel suo lavoro ci sono momenti di grande stress, in cui non è facile dare retta a tutti quelli che vengono a chiederti qualcosa. Lui però riesce a rimanere sempre sereno, ed è una dote fondamentale. È una persona tagliata per stare a contatto con la gente”.

Chiudiamo parlando di futuro. Fino a quando vorrai continuare a girare per le piste?
“Non lo so, non ho ancora intenzione di fermarmi. Anche perché la tecnologia delle telecamere oggi mi permette di lavorare bene senza grossi sforzi. Ben diverso da quando ero agli inizi e giravo con attrezzi che a fine giornata mi spaccavano la schiena”.

Cosa ti senti di consigliare a chi vuole entrare nel mondo del motocross?
“In questi 40 anni ho incontrato tante persone che pensavano di fare soldi a palate col motocross e sono tutte finite scottate. Il motocross non è uno sport ricco, puoi andare avanti solo se metti la passione al primo posto. Chi lavora così, sopravvive e dà un contributo a tutto lo sport”.

Alessandro Castellani