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Campionati Italiani Motocross

Bianchini racconta – Il fotografo farlocco

Faenza 1982. Tre giovani incoscienti tentano di scroccare l’ingresso alla prova di campionato del mondo 125 spacciandosi per fotografi. Tra questi c’è anche il nostro Roberto Bianchini…

Il falso tesserino da fotografo di Roberto Bianchini

Fototessera, nomi, timbri, firme, numero di matricola. Per seguire la gara di campionato del mondo motocross classe 125 del 1982 a Faenza, il periodico sportivo “La Versilia” si presenta con uno squadrone d’assalto composto da ben tre inviati. Ragazzi giovani, arrivati dalla Toscana per immortalare ogni momento dell’azione sul tracciato faentino.

Peccato che la rivista La Versilia in realtà non esista e che i tre sedicenti fotografi siano, in realtà, nient’altro che degli scapestrati alla ricerca di un modo per godersi lo spettacolo senza pagare. Tra questi c’è anche Roberto Bianchini, l’uomo che oggi i fotografi in pista li accredita…

Ecco il racconto di com’è andata direttamente dalle parole di Roberto. E con questa storia inauguriamo un’altra piccola rubrica per il nostro magazine: Bianchini racconta. Storie di pista e aneddoti di una vita passata nel mondo del motociclismo.

“Eravamo nella primavera del 1982. Io e altri due amici volevamo toglierci lo sfizio di vedere una gara di mondiale da dentro, come solo gli addetti ai lavori potevano fare. All’epoca io avevo 23 anni e non immaginavo nemmeno che un giorno il mio lavoro sarebbe stato proprio quello, tra le altre cose, di impedire ai possibili furbetti di farla franca. Ma tant’è, torniamo al racconto.

C’era venuto questo capriccio, insomma, così decidemmo di provare a spacciarci per fotografi di una fantomatica rivista e vedere se a Faenza ci facevano entrare. Il mio amico Furio, che sapeva fare molto bene certi lavoretti di precisione, realizzò i tre tesserini di accreditamento per l’ingresso in pista. Erano veramente ben fatti, non era facile capire che si trattava di una colossale fandonia.

Il giorno della gara, forti dell’incoscienza dei nostri 20 anni, partimmo dalla Toscana come fotografi inviati del periodico sportivo “La Versilia. Piccoli particolari: in tre avevamo appresso una sola macchina fotografica, per di più di qualità amatoriale. E, soprattutto, il periodico in questione era stato completamente inventato dalla fantasia di Furio.

Si viaggiò con la mia macchina. Avevo una Fiat Ritmo, un’auto che ai tempi era considerata di classe, e sul vetro ci avevo piazzato una grossa banda orizzontale con il marchio Villa. In quegli anni correvo una Villa ed ero un po’ in fissa con quella moto.

Quando arrivammo sulla strada d’accesso alla pista, i bigliettai che fermavano le macchine ci fecero passare dritti. Uno a uno, fino ad arrivare al cancello d’ingresso. Non abbiamo mai capito il perché, ma forse era proprio per via di quella grossa scritta Villa. I bigliettai avranno immaginato che solo un pezzo grosso della Villa poteva “sporcare” un’auto elegante come la Ritmo con quella banda sul vetro. Tanto valeva non perdere tempo e farlo passare.

Superati tutti i posti di blocco senza trovare il minimo ostacolo, arrivammo all’ultimo bivio, quello che portava al parcheggio fuori dalla pista o dentro ai box. Lì Furio, che era quello con più faccia tosta, fece il capolavoro.

Faenza 1982- Roberto Bianchini con la maglia di Harry Everts

Scese, iniziò a parlare col bigliettaio, gli disse che lavoravamo come fotografi per La Versilia, gli mostrò i tesserini e mantenne il sangue freddo con una naturalezza disarmante. Ci fecero entrare, parcheggiammo attaccati alla recinzione di una curva.

Da lì in poi nessuno ci vide più. Ci confondemmo tra i semplici appassionati, quali eravamo, e ci godemmo la giornata girando per i box e vedendo le gare da vicinissimo. E credo che, in tre, avremo scattato sì e no 10 foto. Tra queste ce ne sono un paio di me con la maglia di Harry Everts, che ho conservato come uno dei più bei ricordi di quella giornata.

Ecco perché oggi con il mio staff siamo così rigidi quando dobbiamo accreditare un fotografo. Non ne faccio un vanto, il primo a fare il “paraculo” sono stato proprio io… e devo dire che per fortuna adesso esistono delle procedure ben precise per evitare che questi episodi si ripetano.

P.S. Non ne sono certo, ma credo che il presidente del moto club organizzatore di quel gran premio di Faenza fosse Giuseppe Casadio. Un uomo con cui ho collaborato tantissimo e con cui collaboro tutt’ora per il Supermarecross, nonché padre di Boris, uno dei nostri speaker. Alla prossima gara, se me ne ricorderò, parleremo anche di questo.

Per la cronaca, il gran premio lo vince Eric Geboers su Suzuki, davanti a Michele Rinaldi e Corrado Maddii su Gilera. Mentre sul podio dei furbacchioni salgono Bianchini e i suoi due compari.